Studio Sindone
Il nuovo sito di studio sulla Sindone: un fatto di ragione, non di fede
MESSAGGIO CIFRATO PER L'UOMO DEL 2000?
di Antonio Bonelli e Filippo Spanò
Il conflitto tra fede e scienza, e tra fede e ragione,
è una delle più stupefacenti turlupinature della storia dell'umanità.
Sommario
- La "storia" e i suoi limiti nella vicenda della Sindone
- Cosa ci dice la "scienza" - Prima Parte
- Cosa ci dice la "scienza" - Seconda Parte
- Come si è formata quell'immagine già tanto straordinaria?
- "L'affare" della radiodatazione
- Chi è l'uomo della Sindone?
- Discussione
Chi è l'uomo della Sindone?
La risposta più ovvia sarebbe - uso per il momento il condizionale -: Gesù Cristo. Ciò, perché le tracce della Passione che vi appaiono sono assolutamente coerenti con la Passione del Calvario che, flagellazione (con ogni evidenza eseguita col flagellum taxillatum), coronazione di spine, ferita al torace e il mancato crurifragius(13) rendono del tutto atipica e certamente unica nella procedura crucifissoria romana. Se è vero che l'ipotesi cristologica non potrà mai essere "dimostrata" in modo positivo, dal momento che le Scritture non ci forniscono elementi di identificazione - oggi diremmo una foto segnaletica - di Cristo, la sua attendibilità dovrà poggiare sulla infinitesima improbabilità di qualunque ipotesi alternativa. E allora, lasciamo parlare i numeri.
Il primo a porre la questione in cifre fu il francese Yves Delage (vedi Baima Bollone Sindone o no), un dichiarato e noto agnostico professore di biologia e anatomia comparata della Sorbona. Costui, rilevando le discordanze tra la Passione di Gesù come descritta dai Vangeli e rappresentata dalle foto di Pia sull'uomo della Sindone, con quella classica inflitta dai Romani, dando a ognuna di esse un valore di prova calcolato con larghissimo difetto, e moltiplicando tra loro i singoli valori come richiede questo tipo di indagine, giunse alla conclusione che esiste una sola possibilità su dieci miliardi che l'effigie di Torino non sia quella del Cristo deposto. A titolo di aneddoto ricordo che quando il buonuomo espose i suoi dati all'Accademia delle Scienze di Francia, gli "Immortali" in feluca si sentirono oltraggiati e rifiutarono di metterne agli atti la relazione. Nel '72 un altro francese, l'ingegnere Paul de Gail (in Donovan), rifece a suo modo i calcoli: stavolta la probabilità divenne una su 225 miliardi. Nel '78 ci riprovarono gli Americani dello STURP Stevenson e Habermans, e la solita probabilità scese a una contro 83 milioni. Ma nessuno di essi aveva tenuto conto delle variabili della monetina.
Fu Filas (citato in Stevenson e Habermas) a eseguire uno studio statistico basato sulle congruenze dei vari elementi compositivi della moneta sindonica - dimensione, contorni, rapporti reciproci del disegno, posizioni angolari - con quelli analoghi di un lituus sbagliato. Lo studio rivelò esserci una sola probabilità su un numero addirittura impronunciabile che le coincidenze riscontrate fossero frutto del caso...
Per Donovan, la solita probabilità era una su 282 milioni.
Ora, è sufficiente una sola possibilità contraria su miliardi (ma mettiamo anche solo milioni) a favore per invalidare un'ipotesi? Assolutamente no!
Note
(13) La rottura delle gambe inflitta ai morituri per impedire loro di reggervisi in qualche modo. Con ciò veniva abbreviata l'agonia, e la morte interveniva per sfinimento e asfissia. L'evangelista Giovanni (19,31-33) scrive che subirono il crurifragium i due uomini crocifissi insieme a Gesù, mentre a Lui fu risparmiata perché trovato già morto dai soldati inviati al Calvario con quell'incarico.



